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FOGLIO SETTIMANALE 03/11 - 10/11

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XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B - DOMENICA 3 NOVEMBRE 2024

LE NOVITA' DELL'AMORE CRISTIANO

In risposta a uno scriba, uomo di cultura, che domandava quale fosse l’essenza della religione, Gesù suggerisce che è l’amore, verso Dio e verso il prossimo, la radice verso cui far convergere ogni esperienza religiosa e di vita. Solo l’amore può dare pienezza all’esistenza umana e guidare ogni gesto. Nelle parole di Gesù, tuttavia, ci sono importanti novità. I due precetti dell’amore nella legge antica non erano enunciati uno accanto all’altro ma figuravano in due libri diversi, il Deuteronomio e il Levitico. Gesù li unisce come se ne costituissero uno solo. Quasi due facce della stessa medaglia. Se può essere facile amare Dio che è invisibile, è l’amore impegnato a costruire fraternità, che è la verifica di questo amore. Una seconda novità riguarda la parola “prossimo” che per Gesù non è solo il nostro familiare, l’amico o uno del nostro gruppo, ma tutti, perfino chi ci è ostile. All’amore verso Dio e verso il prossimo è necessario aggiungere anche quello verso noi stessi. Amiamo noi stessi quando ci poniamo nella verità, quando riconosciamo i talenti che abbiamo ricevuto e li facciamo fruttificare, quando confessiamo le nostre debolezze, quando comprendiamo che la vita ha senso se la doniamo agli altri.

Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello. È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio. 

Foglio Settimanale

La Domenica

FOGLIO SETTIMANALE 27/10 - 03/11

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XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B - DOMENICA 27 OTTOBRE 2024

IL CORAGGIO DI GRIDARE LA VITA

Dopo la distruzione di Gerusalemme (587 a.C.), durante l’esilio, il profeta Geremia intonava le prime note di una melodia colma di speranza, invitando il “resto d’Israele” (il cieco, lo zoppo…) a cantare sin da allora la gioia della salvezza promessa dal Signore (I Lettura). C’è ancora chi, nel buio, sa “gridare” la propria speranza? Quante grida restano sepolte sotto la coltre del dolore! O quante altre si disperdono in suoni afoni di sterili lamentele! Ma il grido di quest’uomo cieco, di nome Bartimeo, infrange la barriera del suono con una limpidezza interiore disarmante (Vangelo). Bartimeo introduce la strategia più geniale che la sua creatività gli lascia intuire: lui grida, non ha altro. Non grida qualcosa, ma grida a Qualcuno. Questo grido ha la fede di chi, nel dolore, rimane tenacemente a contatto col proprio desiderio di vita e lo riversa in una relazione: il suo grido di fede è la “preghiera del cuore” che si lancia nel cuore di Gesù. Come “sacerdote compassionevole” (II Lettura) Gesù se ne fa carico, al punto da portarlo al Padre, con la voce della sua stessa umanità, sull’altare della croce. Oggi è qui, in questa Eucaristia, per portargli anche il nostro.

Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello. È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio. 

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FOGLIO SETTIMANALE 20/10 - 27/10

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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B - DOMENICA 20 OTTOBRE 2024

ACCOSTIAMOCI CON PIENA FIDUCIA A DIO

Quante pretese abbiamo sempre nella preghiera… A volte sembra che siamo noi a insegnare a Dio quel che deve fare, e non che si compia la sua volontà! «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo» (Vangelo). Sappiamo noi qual è il nostro vero bene? Sappiamo se quello che abbiamo in mente corrisponde davvero al bene dell’altro? Sappiamo esattamente quale sia la volontà di Dio su noi e sugli altri? Quante domande… ma è bene che ce le facciamo, perché la nostra preghiera non diventi l’esibizione di esigenze di cui abbiamo già la soluzione, anche se non la sappiamo trovare da soli e quindi chiediamo la “bacchetta magica” di Dio. Qual è, allora, l’atteggiamento giusto per rivolgerci al Signore? L’umiltà, la consapevolezza che è il Padre a conoscerci più di quanto noi possiamo conoscere noi stessi; e quindi accostarci a lui con “piena fiducia” per ricevere misericordia e trovare grazia (II Lettura), e attendere con serenità il compimento in noi della sua volontà e saziarci della sua conoscenza (I Lettura).

Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello. È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio. 

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FOGLIO SETTIMANALE 13/10 - 20/10

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B - DOMENICA 10 OTTOBRE 2024

CHIEDIAMO IL DONO DELLA SAPIENZA

Quante volte anche noi, come quel giovane del Vangelo, vorremmo che determinate parole Gesù non le avesse mai pronunciate, che non fossero fissate nella Scrittura… Quante volte preferiremmo che il Vangelo si limitasse a indicare alcuni comportamenti esteriori per essere perfetti ed entrare nel regno di Dio… No! Gesù quelle parole le ha dette, nel Vangelo noi le troviamo e, se vogliamo essere suoi discepoli, non possiamo annullarne una parte, nascondendoci dietro alle nostre rimostranze e ai nostri desiderata. A volte sì, la Parola di Dio è una “spada a doppio taglio” (II Lettura). Gesù, in realtà, non sta dicendo al giovane ricco quello che deve fare, gli sta proponendo una via di coscienza, uno stile di vita, un atteggiamento interiore di distacco da “mammona”, che non è solo ricchezza monetaria, ma tutto ciò che ci tiene legati ai compromessi del mondo e quindi alle sue logiche. Per non restare intrappolati dallo stupore avvilito, come successe a quel giovane, chiediamo al Signore il dono della sapienza; lì troveremo la nostra vera ricchezza e sapremo valutare nel giusto equilibrio tutte le situazioni umane, così da non restarne bloccati o sopraffatti.

Rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio è la risposta di Gesù a una domanda tranello. È chiaro che solo a Dio si deve dare tutta la nostra persona e che, al contempo, va dato il proprio contributo leale alle istituzioni civili. Questo Gesù lo insegnerà con la sua vita e l’obbedienza della Croce, quando i suoi avversari sceglieranno di stare dalla parte del potere umano e non dalla parte di Dio. 

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