L'ORATORIO DI PAVIA DI UDINE NASCE L'8 DICEMBRE 1989 DA UN PICCOLO SEME CHE PORTAVA CON SE' LA PASSIONE PER L'EDUCAZIONE. E' CRESCIUTO COME UNA RETE DI RELAZIONI CHE SI E' ALLARGATA OLTRE IL CONFINE DEI SUOI MURI. L'ORATORIO E' UNA COMUNITÀ APERTA DI GIOVANI, ADULTI, BAMBINI, FAMIGLIE, RELIGIOSE, LAICI, PARROCCHIANI, ...

Oratorio

In missione qui... con il respiro della GMG

  • Scritto da Jessica Soardo
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Diciamo che la GMG era sempre stata un’esperienza che volevo fare nella vita, infatti se avessi potuto sarei andata a Panama, e quando ho ricevuto la mail dall’MGS mi sono detta “è a Lisbona, perché no?”. Così ho deciso di partire con le mie domande su Dio e sulla mia fede in cerca di risposte, senza lasciare a casa un po’ di preoccupazione. Siamo partiti in due, io e Tommaso, ma ero un po’ insicura perché, non avendo un legame così profondo, avevo paura di sentirmi un po’ sola, spaesata e senza un vero appoggio o una guida visto che il responsabile del gruppo ero io.

Questa sensazione è un po’ peggiorata quando siamo arrivati a Verona e ho visto tutti gli altri gruppi così numerosi. In realtà appena siamo arrivati a Lourdes la paura è svanita perché si è creato un senso di comunità così forte che non contava più da dove venissi o cosa facessi, ma ero parte del grande gruppo MGS. Posso dire che questa GMG è stata un’esperienza di crescita personale e anche spirituale. Ho avuto la conferma che me la so cavare da sola, ma in senso positivo, perché in un gruppo come quello con cui ho potuto vivere questa esperienza non mi sono mai sentita sola, ma anzi sono stata accolta da tutte le altre realtà e per i pasti abbiamo addirittura creato il gruppetto dei “senza gruppo”. Da questa esperienza mi porto a casa tutte le amicizie che ho potuto instaurare e la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta quando ho deciso di partire.

Per quanto riguarda la mia fede in realtà sono tornata senza risposte, ma non perché non le abbia cercate. Ma proprio perché ho avuto modo di confrontarmi con le suore e i sacerdoti salesiani presenti che mi hanno fatto capire che non posso controllare e sapere tutto, ma la forza della mia fede consiste proprio nell’abbandonarsi a Dio e fidarsi, ma senza smettere di porsi domande.

La cosa che mi ha fatto sentire più serena e consapevole della mia fede è stato trovarsi in mezzo ad un milione e mezzo di giovani accomunati dallo stesso credo. Tuttavia non bisogna pensare alla GMG come un incontro di Chiesa, ma più come ad un incontro di giovani che hanno scelto di credere nello stesso Dio, ma in modo libero, senza sentirsi in obbligo o in dovere di fare niente, scegliendo come partecipare alle varie proposte e come vivere la propria fede.

Infine da questa esperienza mi porto a casa le parole di Papa Francesco che, come ogni volta, sanno come colpirti dritto nel petto come un pugno, quasi come se quello che dice fosse modellato sulla tua vita, sulla tua storia e sul tuo percorso.

Posso dire di fare veramente parte della gioventù del Papa e della Chiesa giovane che questa esperienza mi ha permesso ti toccare con mano.

Concludo, citando proprio le Sue parole, augurando a tutti di non avere paura, ma di trovare il  coraggio di alzarsi, proprio come ha fatto Maria, e inseguire i propri sogni e desideri e non avere paura di amare perché l’amore è un rischio, ma vale la pena correrlo. Quindi amate, correte e vivete perché Dio è sempre con voi.

Marta Band

In missione con Nicola: destinazione Egitto!

  • Scritto da Jessica Soardo
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Quando si parte per un viaggio missionario in valigia si mettono molte domande. A vent’anni ne hai la testa piena. E per me partire in Egitto è stata una bella occasione per mettermi alla prova e donare il mio tempo ai ragazzi, ma soprattutto per cercare risposte alle domande sul mondo. Scorrere post e video sui social porta a voler vivere il sogno di qualcun altro, offusca opinioni e scelte, e io sentivo dentro di me che desideravo conoscere, vedere con i miei occhi realtà lontane.

Un altro motivo che mi ha proiettato nel viaggio è stato il gruppo che, per metà, già conoscevo e che è si è rivelato fondamentale per la buona riuscita della missione.

Sono partito con delle aspettative, anche inconsapevolmente, ma non riuscivo a immaginare la realtà che avrei vissuto per un mese. Credevo che le piramidi mi avrebbero lasciato a bocca aperta, ed è stato cosi. Ma a lasciarmi un segno non sono state le grandiosità dell’antico Egitto, quanto più la quotidianità del vortice caotico di stimoli visivi e olfattivi nei quartieri popolari, tanto che i miei occhi non sapevano dove appoggiarsi. Dentro quella giungla di traffico, persone e colori ci si perdeva e a distanza di ormai due mesi non mi rendo ancora conto di tutto quello che ho osservato. Pensavo avrei scattato un sacco di fotografie, studiato accuratamente le scene, la verità è che di fronte a quella molteplicità di stimoli ero paralizzato.

È stata per me la prima occasione di insegnamento in una scuola. Non avevo alcuna pretesa, anzi, ancor prima dell’inizio del primo giorno di scuola mi sentivo sovrastato dalla responsabilità nei confronti dei ragazzi che sarebbero stati i miei allievi. Più volte ci è stata ricordata l’importanza del corso intensivo di italiano: entrare alla scuola "Don Bosco" è un’opportunità preziosissima per molti ragazzi e molte famiglie egiziane.

Un respiro profondo… e poi il suono della campanella. 

Entro in classe e mi accorgo subito che tutti quegli occhi scuri fissavano proprio i miei occhi azzurri, lì di fronte alla lavagna. Poi tutto è venuto da sé. Tenevo la lezione in italiano e a tradurre per me era un ragazzo egiziano del quarto anno; credo però che a volte capissero meglio me attraverso gesti ed espressività, scavalcando differenze culturali e di lingua, perché in fondo la lingua dei sogni e dei desideri era la stessa. 

La stessa è stata la  sensazione di sicurezza e di accoglienza che respiravo ogni volta che, venendo dai quartieri, varcavamo la soglia della casa salesiana, quasi fosse quella di Pavia di Udine. 

Il condividere l’esperienza di insegnamento con il gruppo formato, due miei compaesani e altre tre ragazze del Triveneto, è stato fondamentale per superare le difficoltà e i dubbi. Ci siamo sostenuti a vicenda nella fatica e abbiamo saputo cogliere momenti di gioia assieme.

Ad esperienza conclusa posso dire di aver messo me stesso in classe, tutto quello che mi appassiona e quello che conoscevo l’ho condiviso con i ragazzi che erano super incuriositi, quasi a desiderare la vita occidentale, così lontana. La realtà ha abbattuto il muro delle mie aspettative e dei miei preconcetti, lasciando spazio allo stupore e alla soddisfazione per aver ricevuto forse più che dato qualcosa al Cairo.

Nicola Grion

Programmare il doposcuola: settimane di passione salesiana!

  • Scritto da Jessica Soardo
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Lo scorso 13 settembre le porte delle scuole si sono aperte per la maggioranza degli studenti del Friuli Venezia-Giulia, e con esse anche quelle del nostro Oratorio Don Bosco.

Una lunga colonna di zaini colorati, accompagnati da un vociare allegro, ha ripreso ad animare i nostri spazi, ma da qualche settimana c’era già un lavorio in atto per programmare l’anno del dopo-scuola oratoriano.

La nostra équipe educativa, cuore pulsante dei servizi educativi, ha cominciato a riunirsi i primi giorni di settembre: suore, educatori e collaboratori attorno ad un tavolo tra chi è partito per altri servizi, chi è rimasto e chi è arrivato o ritornato tra noi. Solitamente si parte con la curiosità del toto-nomi: riconferme e nuovi incarichi intervallati da dolci merende portare a rotazione dai membri dell’équipe. Attorno a quel tavolo, è il momento di conoscere nuovi colleghi, volontari, ragazzi del servizio civile e borse lavoro, che ci daranno una grande mano nell’anno che viene; è il momento per organizzare le forze tra i vari servizi educativi offerti, di conoscere con emozione i nomi dei ragazzi e ragazze con cui si starà assieme.

La parte più importante e corposa è, però, meno organizzativa e più di pensiero: quella del tema pastorale. Oltre al ripasso della pedagogia salesiana nello stare con i ragazzi, ci siamo dedicati alla proposta educativa-pastorale per i giovani promossa dal Movimento Giovanile Salesiano italiano.

Nel 2024 ricorrerà il bicentenario del “sogno dei nove anni” di Don Bosco, un evento biografico divenuto ispiratore e cardine della pedagogia salesiana, e così, dopo tre anni di avvicinamento, quest’anno viene proposto il tema centrale del sogno, del saper sognare, di una “segnaletica” per tornare a sognare, con la consapevolezza che “Tu (Dio) vedi più lontano di me”.

Come ebbe a dire Papa Francesco in tanti suoi interventi “i sogni sono importanti, tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita”.

Come facciamo spesso, per capire e poi trasmettere certi temi partiamo da noi stessi, come uomini e donne impegnati nella crescita di bambini e ragazzi: ci siamo chiesti e ricordati quali sono i nostri sogni, da dove vengono e quali potrebbero essere quelli dei ragazzi che vediamo tutti i giorni. Ancor di più: come accogliamo i sogni dei ragazzi? Ci ricordiamo che è difficile ascoltare senza giudicare o dare consigli non richiesti? Che l’importante è far loro sapere che siamo sempre al loro fianco, e non se approviamo o meno il loro sogno? Come si accompagnano i nostri ragazzi nel loro discernimento vocazionale di vita per rispondere alla domanda “cosa sarò da grande”?

Aiutati da un testo, abbiamo strutturato l’anno in base a tre fasi in relazione ai sogni: le precondizioni per sognare, il discernimento dei sogni e la responsabilità nelle loro scelte.

Siamo convinti che il tema del saper sognare sia di grande importanza per le giovani generazioni, e facciamo nostre ancora una volta le parole del Papa, quando ci invita a non accontentarci di un sogno da divano, di sogni della comodità, di sogni al ribasso: la Bibbia ci dice che i sogni grandi sono quelli capaci di fecondità, di donare gioia e pace; sono sogni che si rivolgono al noi ed hanno bisogno di una fonte inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro di noi per essere alimentati e fatti crescere nella realtà che a volte è tutt’altro che accomodante.

Ecco, quindi, la scelta di iniziare l’anno pastorale con attività sulla postura dei sognatori, come l’ascolto e l’attenzione, l’apertura alla vita e a Dio, la resilienza, intesa come la capacità di affrontare il fallimento e la sconfitta sapendo che non si tratta dell’ultima parola.

La parte centrale dell’anno ci vedrà invece impegnati nel discernimento, nel riconoscere la fonte dei miei sogni, a chiedere i doni per il discernimento, a chiedermi se ciò che sogno è davvero conforme a Dio e al bene del prossimo. Siamo convinti che Dio vede più lontano di noi?

Nella parte finale, infine, ci soffermeremo su come portare avanti i nostri sogni, su come farli crescere nel nostro impegno, all’interno di una famiglia umana e salesiana e nella fiducia in Dio.

Confidando nella forza e nel sostegno dello Spirito, auguriamo a tutti un buon inizio anno.

Buoni sogni a tutti!

Francesco Pertoldi

CresciAMO, insieme!

  • Scritto da Conchione Giada
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Una settimana davvero unica quella vissuta dai giovani ragazzi dalla quinta elementare alla seconda media, dal 28 agosto al 1 settembre. Il tema chiave di questa fantastica esperienza era centrato sull’ educazione socio affettiva. Lunedì 28 abbiamo imparato a conoscere e interagire con le nostre emozioni attraverso l’immedesimazione in particolari situazioni, riflettendo sui nostri pensieri e sulle nostre azioni. Di certo non sono mancate risate e sfide mozzafiato. Le riflessioni e le attività sono state affrontate attraverso schede che i ragazzi hanno compilato e conservato e brevi filmati divertenti e molto significativi. Ci sono stati anche alcuni momenti di condivisione in cui ognuno ha avuto la possibilità di mettersi in gioco, cercando di cogliere aspetti come serietà e rispetto reciproco, cardini fondamentali per vivere assieme e che hanno sicuramente contribuito a creare un profondo spirito di gruppo. Martedì 29 è stato esaminato il tema delle relazioni, che solitamente sono sempre accompagnate da gesti comunicativi. Attraverso il gioco e la riflessione abbiamo cercato di imparare anche come gestire queste relazioni e ad utilizzare questi gesti che rivolgiamo verso gli altri o che ci vengono rivolti. La nostra serata si è conclusa con una super partita di palla prigioniera sotto il tendone e con una buonissima pizza condivisa anche con gli amici del campo scuola di Sutrio che ci hanno raggiunto. Il tempo metereologico non è stato sempre dalla nostra parte, ma certamente “non ci ha fermato”, anzi in diverse circostanze ha reso le esperienze e i giochi ancora più avventurosi. Il pomeriggio di mercoledì 30 è stato dedicato alla visione di “Red”, cartone animato, in cui viene affrontato il tema della preadolescenza durante la quale le emozioni, i rapporti e le nuove relazioni diventano i veri protagonisti. Alla proiezione è stata affiancata una scheda di riflessione sui cambiamenti psicologici e fisici in relazione al nostro corpo. Il divertimento poi non è mancato con uno scatenante ballo di “just dance” e un buonissimo cornetto gelato in compagnia. Giovedì 31 è stato EPICO! Abbiamo raggiunto Palmanova, in bicicletta, dove ci siamo divertiti all’aperto tra i bastioni con un momento di riflessione ricordando soprattutto Colui che non ci abbandona mai nel nostro percorso di vita. Abbiamo concluso la prima parte della serata con una golosissima cena: un cheese bacon burger alla griglia con patatine fritte! Ma non è finita, ben rifocillati abbiamo ripreso la bicicletta e ci siamo spostati a Santa Maria La Longa dove ci aspettava un delizioso gelato pokè. Infine con la solita allegria che ci ha accompagnato lungo tutta la strada, siamo rientrati a casa! Venerdì 1 settembre abbiamo concluso al meglio la nostra settimana dell’educazione: dopo qualche momento di riflessione e una veloce merenda in oratorio, abbiamo raggiunto il campo sportivo di Risano in bicicletta. Affrontando il tema degli stereotipi riguardo il carattere e il fisico della donna perfetta e dell’uomo perfetto abbiamo cercato di abbatterli con due sfide: calcio saponato e una partita di pallavolo. Due sport le cui regole e prerogative sono state appositamente modificate a tema. In tarda serata, dopo una doccia veloce, abbiamo continuato il nostro pomeriggio di giochi e danze a tema. La serata si è conclusa e con essa anche la nostra settimana, con tanta gioia e un “disco-aperitivo con DJ-set”, tutti assieme più consapevoli che l’amore e il rispetto reciproco con Gesù nel cuore ci permetterà di superare qualsiasi sfida.

Miriam